Stampi e stampaggio plastica per l’industria siderurgica
Componenti tecnici per acciaierie e fonderie: corpi e supporti per termocoppie, lance, protezioni termiche, particolari per il controllo di processo negli altiforni.
Per la siderurgia costruiamo stampi e facciamo stampaggio a iniezione conto terzi dei componenti in plastica che stanno attorno alla misura: corpi e connettori di termocoppie, supporti per lance, protezioni. Non vanno nel bagno di metallo, ma lavorano vicino a impianti caldi e sporchi — quindi il criterio non è l’estetica, è che il pezzo entri sempre e regga il ciclo termico dell’ambiente in cui vive.
- Presse
- 9, da 50 a 500 tonnellate, dieci ore al giorno
- Peso pezzo
- Da 0,2 a 100 g
- Materiali tipici
- PA66 GF, PBT, PPS, PEEK
- Reverse engineering
- Sì: dal pezzo fisico al modello 3D allo stampo
- Volumi
- Anche piccole serie e ricambi ricorrenti
- Scorta programmata
- Produzione anticipata sui consumi dichiarati
- Certificazione
- ISO 9001:2015
I componenti tipici per il settore siderurgica.
Accanto a ogni componente c’è il vincolo che lo governa: è quello che determina il progetto dello stampo, e quindi il costo e la vita del pezzo.
Corpi e connettori per termocoppie
Devono accoppiarsi con contatti metallici e tenere l’isolamento. La quota critica è quella di accoppiamento, e va tenuta a caldo, non a banco.
Supporti e impugnature per lance
Pezzi robusti che vengono maneggiati con i guanti in reparto: la geometria conta quanto il materiale, perché una presa sbagliata è un pezzo che cade.
Protezioni e passacavi termici
Proteggono cavi e sensori dal calore radiante. Sono pezzi semplici a guardarli e critici da stampare, perché lo spessore deve restare uniforme su tutta la lunghezza.
Componenti per strumenti di misura
Housing e supporti per la strumentazione di processo: tolleranze strette su un pezzo che deve restare stabile con l’ambiente che cambia venti gradi in un turno.
Ricambi fuori produzione
Impianti che lavorano da trent’anni hanno pezzi il cui disegno non esiste più. Si parte dal componente fisico, si ricostruisce il 3D e si rifà lo stampo.
Con cosa si stampa, e perché
La scelta del polimero viene prima dello stampo: cambia l’acciaio, il ritiro da compensare, il tempo ciclo e il piano di manutenzione. Deciderla tardi è la ragione più frequente per cui un progetto si rifà.
Lo stampaggio a iniezione- PA66 caricata vetro
Rigidità e tenuta in temperatura a un costo che regge. È la scelta di partenza per i corpi strumento in ambiente caldo.
- PPS e PEEK
Quando la temperatura di esercizio continua supera quello che la poliammide sopporta. Costano molto di più e vanno usati dove servono davvero, non per sicurezza.
- PBT
Stabilità dimensionale e comportamento elettrico costante con l’umidità: per i componenti che devono restare in quota anche in ambiente variabile.
Cosa chiede questo settore.
Dove un requisito è una certificazione che non abbiamo, lo trovi scritto qui sotto. Preferiamo perdere una richiesta adesso che una trattativa in fase di audit.
- Temperatura di esercizio continua dichiarata, non di picco: è quella che dimensiona la scelta del polimero
- Comportamento all’invecchiamento termico, perché un pezzo che regge il primo giorno può infragilire dopo mille ore
- Stabilità della quota di accoppiamento con lo strumento metallico, verificata alla temperatura di lavoro
- Ricostruzione del disegno dal pezzo fisico quando l’impianto è più vecchio della sua documentazione
Cosa guardiamo per primo su un progetto di questo settore
- 01La temperatura vera di esercizio: quasi sempre la prima risposta è quella di picco, e sul picco si sceglie un materiale che costa il triplo del necessario
- 02Il ritiro differenziato dei tecnopolimeri ad alte prestazioni, che va compensato nello stampo e non sperato in fase di stampaggio
- 03La disponibilità del ricambio: su impianti fermi il costo non è il pezzo, è l’ora di impianto
Progettiamo lo stampo partendo dal pezzo: analizziamo il disegno, verifichiamo con la simulazione Moldflow che il materiale riempia bene la cavità, e correggiamo geometria, spessori e punto di iniezione prima che l’acciaio venga toccato.
Costruiamo lo stampo interamente nella nostra officina di Barlassina: lavorazioni CNC, elettroerosione a filo e a tuffo, montaggio e collaudo.
Stampiamo su nove presse a iniezione da 50 a 500 tonnellate, dieci ore al giorno, tutti i principali tecnopolimeri.
Facciamo manutenzione ordinaria programmata e interventi straordinari sugli stampi, anche su quelli costruiti da altri.
Ogni operazione dopo lo stampaggio è un pezzo che si movimenta, una persona che lo tocca e un costo che non torna.
Fate componenti che vanno a contatto con il metallo fuso?
No, e nessun tecnopolimero lo fa. Facciamo i componenti che stanno attorno alla misura e al processo: corpi termocoppia, supporti, protezioni, housing per la strumentazione. Il contatto diretto con il bagno è dominio della ceramica e dei refrattari.
Ho un ricambio di cui non esiste più il disegno. Si può rifare?
Sì. Ci mandi il pezzo, lo rileviamo, ricostruiamo il modello 3D e da lì progettiamo lo stampo. È la strada normale per gli impianti che hanno più anni della loro documentazione, e nella pratica è il modo in cui iniziano molti rapporti.
Serve davvero il PEEK o basta una poliammide?
Dipende dalla temperatura continua e dall’aggressività chimica dell’ambiente. Il PEEK costa molto più di una PA66 caricata vetro e su gran parte dei componenti attorno alla misura non serve. Lo valutiamo sul dato reale di esercizio, e se basta la poliammide lo diciamo.
Cosa leggere prima di chiedere un preventivo.
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