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Meccanica P&B
Stampi per pressofusione

Rigenerazione stampi pressofusione zama e alluminio

Cricche da fatica termica, attacchi erosi, quote fuori tolleranza: rigeneriamo stampi per pressofusione di zama e alluminio, anche di altri costruttori. Non fondiamo: costruiamo lo stampo.

Serve a chi ha uno stampo per pressofusione che segna il pezzo: cricche a ragnatela, bava crescente, quote fuori tolleranza. Lo rigeneriamo anche se non l'abbiamo costruito noi.

Lo costruite?

Sì, e lo rigeneriamo. In officina a Barlassina: progettazione, fresatura, elettroerosione, aggiustaggio, manutenzione.

Non fondiamo metallo e non facciamo pressofusione conto terzi. Non abbiamo forni né presse da pressofusione: noi costruiamo e rimettiamo in efficienza lo stampo, la colata resta alla tua pressa o alla tua fonderia. L'ingombro dello stampo si valuta sul disegno, caso per caso.

Zama e alluminio non sono lo stesso stampo

La zama si cola in camera calda, intorno ai 400-420 °C: il forno è integrato alla pressa e il metallo entra in cavità relativamente freddo. L'alluminio si cola in camera fredda, fra 660 e 700 °C, con dosatura e siluro esterni.

Da questa differenza discende tutto il resto: a parità di acciaio, uno stampo per zama vive cinque-dieci volte più a lungo di uno per alluminio, perché ogni ciclo lo scalda molto meno. Per lo stesso motivo uno stampo nato per la zama non si converte all'alluminio: sono presse diverse, cambiano attacco, sfoghi, raffreddamento e sollecitazione termica. Si progetta uno stampo nuovo.

Cosa si recupera e cosa no?

VoceValoreCosa succede se sbagli
Processo e temperaturazama: camera calda, 400-420 °C — alluminio: camera fredda, 660-700 °CDimensionare il raffreddamento come per la zama su uno stampo alluminio: cricca a ragnatela subito.
Acciaio e durezza1.2344 (X40CrMoV5-1, AISI H13) o 1.2343 (X37CrMoV5-1, AISI H11); 44-48 HRC alluminio, 40-46 HRC zamaFilo di riporto non omologo: la cricca riparte dal cordone.
Saldatura TIGpreriscaldo 300-450 °C mantenuto fino a fine cordone, distensione 20-30 °C sotto l'ultimo rinvenimentoSenza, il riporto si ricricca in poche migliaia di colpi.
Fatica termicaprime tracce a 10.000-50.000 colpi in alluminio; in zama molto più tardi, spesso mai in modo diffusoSotto 0,3 mm si lucida via; più profonda stampa in rilievo sul pezzo.
Attacco erosometallo a 30-50 m/s in ingresso; in alluminio anche incollaggio sull'acciaioSi rigenera a inserto: saldare in cavità aperta sposta le porosità.
Vita utilezama 500.000-1.000.000 colpi, alluminio 100.000-150.000Programmare la manutenzione sui colpi della zama con uno stampo alluminio: ti fermi in emergenza.
Ritirozama 0,6-0,7%, alluminio 0,5-0,6%Quote rifatte sul nominale del pezzo: torna fuori tolleranza uguale.

Conviene rigenerare o rifarlo?

Si rifà quando la rigenerazione supera indicativamente metà del costo del nuovo, quando il portastampo è deformato o quando le cricche coprono l'intera cavità invece di zone isolate. Non pubblichiamo un listino: la cifra si fa sullo stampo, dopo l'analisi.

Rigenerate stampi costruiti da altri?

Sì, è la maggior parte di questo lavoro. Servono lo stampo e l'ultimo pezzo prodotto; senza disegno rileviamo le quote dalla cavità.

Lo facciamo per uno come te?

Ci rientriamoMeglio altrove
Stampi zama e alluminio, anche di altriChi cerca chi fonde il pezzo
Manutenzione con inserti di ricambioFermi da risolvere in giornata
Modifiche di cavità con ricalcolo quoteStampi senza disegno né campione

Quando NON siamo la scelta giusta?

Non facciamo pressofusione: il metallo lo fondi tu o la tua fonderia. Se il portastampo è deformato o le colonne hanno gioco, rigenerare la cavità non risolve. Se il fermo sostenibile è di due giorni, quasi mai ci rientriamo.

Cosa serve per il preventivo?

  1. L'ultimo pezzo stampato, con il difetto visibile e i colpi fatti.
  2. Foto dello stampo aperto: cavità, chiusura, attacco.
  3. Lega, processo (camera calda o camera fredda), temperatura di colata e tempo di ciclo.

Prima analisi tecnica entro 24 ore lavorative.

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Domande frequenti

Quando conviene rigenerare uno stampo per pressofusione invece di rifarlo?

Si rigenera finché il preventivo resta sotto circa la meta' del costo di uno stampo nuovo e il portastampo è sano: è una soglia indicativa, non un listino, e la cifra si fa sul singolo stampo dopo l'analisi. Si rifa' quando le colonne hanno gioco, quando il portastampo è deformato o quando le cricche da fatica termica coprono l'intera cavità invece di zone isolate: in quel caso il riporto andrebbe fatto ovunque, si paga due volte e ci si tiene un'attrezzatura già affaticata.

Rigenerate anche stampi costruiti da altri?

Si', è la maggior parte del lavoro di rigenerazione. Servono lo stampo, l'ultimo pezzo prodotto con il difetto visibile e il numero di colpi fatti; se il disegno non esiste più rileviamo le quote direttamente dalla cavità prima di intervenire. Lavoriamo su stampi per zama e alluminio di qualsiasi costruttore, nella nostra officina di Barlassina, in Brianza. Noi costruiamo e rigeneriamo lo stampo: la pressofusione resta alla tua pressa o alla tua fonderia.

Quanto dura uno stampo per pressofusione?

Dipende dalla lega, e la differenza la fa la temperatura. La zama si cola in camera calda intorno ai 400-420 gradi e uno stampo arriva in genere fra 500.000 e 1.000.000 di colpi. L'alluminio si cola in camera fredda fra 660 e 700 gradi e lo stesso stampo, in acciaio equivalente, sta fra 100.000 e 150.000 colpi: la cavità subisce uno shock termico molto più violento a ogni ciclo. In alluminio le prime cricche da fatica termica compaiono spesso fra 10.000 e 50.000 colpi; sotto i tre decimi di millimetro si lucidano via, più profonde vanno asportate e riportate a saldatura.

Che acciaio si usa per riportare una cavità criccata?

Per la pressofusione la cavità è quasi sempre in 1.2344 (X40CrMoV5-1), equivalente AISI H13, oppure in 1.2343 (X37CrMoV5-1), equivalente AISI H11, più tenace e meno sensibile alle cricche. In esercizio si sta su 44-48 HRC per l'alluminio e 40-46 HRC per la zama. Il riporto si esegue a TIG con filo omologo all'acciaio base, preriscaldo fra 300 e 450 gradi mantenuto fino a fine cordone e distensione a 20-30 gradi sotto l'ultimo rinvenimento. Con filo diverso o senza distensione la cricca riparte dal cordone in poche migliaia di colpi.

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Lorenzo Pivetta

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