Bolle e vuoti nei pezzi stampati: cause e soluzioni
Bolle interne, vacuoli e superfici che affondano su un pezzo a iniezione: come si distingue una bolla da umidita da un vuoto da ritiro, e cosa si prova prima di toccare lo stampo.
Una bolla dentro un pezzo stampato può avere due origini completamente diverse, e confonderle porta a girare in tondo per giorni. La prima cosa da fare non è cambiare un parametro: è capire quale delle due si ha davanti.
Come si distinguono, in trenta secondi?
| Bolla da umidità | Vuoto da ritiro | |
|---|---|---|
| Dove sta | ovunque, anche su spessori sottili | solo dove il pezzo è più spesso |
| Forma | tante, piccole, sparse | uno, grande, al centro della sezione |
| In superficie | striature argentate in direzione del flusso | spesso un risucchio sopra |
| Sezionando | superficie interna lucida | superficie interna opaca, filamentosa |
| Se rallenti il ciclo | non cambia | migliora |
Il test più rapido: sezionare il pezzo e guardare dentro la cavità. Una bolla d'acqua evaporata lascia una parete lucida; un vuoto da ritiro lascia una superficie strappata, opaca, con filamenti di materiale.
Se è umidità
Il materiale è arrivato in cavità con acqua dentro, e a 250 gradi l'acqua diventa vapore. Riguarda soprattutto PA, PC, PBT, ABS e PMMA, che assorbono umidità dall'aria anche solo stando in reparto in un sacco aperto.
Cosa controllare, in quest'ordine:
- Quante ore di essiccazione, non «è stato essiccato». Un PA vuole 4-6 ore a 80 °C, un PC 3-4 ore a 120 °C: sono ordini di grandezza tipici, il dato buono è quello della scheda del produttore.
- L'essiccatore funziona davvero? Un deumidificatore con il setaccio esausto scalda l'aria senza toglierle acqua. Si vede solo misurando il punto di rugiada, non guardando il display della temperatura.
- Da quanto è aperto il sacco. Un tecnopolimero igroscopico lasciato aperto una notte in reparto può tornare fuori specifica.
- La tramoggia è coibentata? Materiale essiccato che riprende umidità nel tragitto è un classico dei reparti umidi.
Se è ritiro
Il materiale si è raffreddato dall'esterno verso l'interno; la pelle è solidificata per prima e il cuore, ritirandosi, non ha trovato altro materiale da richiamare. Si è aperto un vuoto.
Cosa si prova sulla pressa, in quest'ordine:
- Alzare la pressione di mantenimento e allungarne il tempo. È la correzione che risolve più casi in assoluto.
- Verificare che il punto di iniezione non sia già solidificato prima della fine del mantenimento: se il canale gela per primo, il mantenimento non arriva più in cavità e si può spingere quanto si vuole senza effetto.
- Abbassare la temperatura del materiale, che riduce il ritiro volumetrico.
- Alzare la temperatura dello stampo nella zona spessa, per far solidificare il cuore più lentamente e in modo più uniforme.
Quando invece è il pezzo a essere fatto male?
Se il vuoto sta sempre nello stesso punto e le correzioni di processo lo spostano senza toglierlo, il problema è geometrico: c'è un accumulo di massa che nessun parametro può compensare.
I punti dove succede sempre:
- nervature più spesse della metà della parete a cui si attaccano
- incroci di nervature, dove le masse si sommano
- borchie e bossaggi pieni, invece che svuotati
- variazioni brusche di spessore senza raccordo
La regola pratica: una nervatura non deve superare il 50-60% dello spessore della parete. Sopra quella soglia il risucchio o il vuoto è quasi garantito, ed è una cosa che si vede in simulazione di riempimento prima di lavorare l'acciaio.
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