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Meccanica P&B
Materiali e polimeri

Stampaggio policarbonato: trasparenza e resistenza all'urto

Il PC è trasparente e quasi infrangibile, ma va essiccato, stampato a 300 °C e teme gli spigoli vivi. Come si stampa e quando è la scelta giusta.

Il policarbonato è il tecnopolimero che mette insieme due proprietà che di solito non convivono: trasparenza ottica e resistenza all'urto. È il materiale delle calotte, degli schermi protettivi e dei componenti che devono reggere un colpo senza andare in pezzi.

Il prezzo è un processo esigente: essiccazione obbligatoria, temperature di fusione fra le più alte in assoluto, e una sensibilità agli spigoli vivi che perdona molto meno di quanto la sua fama di indistruttibile lasci pensare.

Come si comporta il PC quando lo stampi?

ParametroValore tipicoCosa comporta
Ritiro0,5-0,7%basso e uniforme: quote prevedibili
Temperatura stampo80-110 °Calta, serve termoregolazione seria
Temperatura fusione280-320 °Cfra le più alte: pressa e stampo vanno dimensionati
Essiccazioneobbligatoria3-4 ore a 120 °C
Difetto tipicotensioni interne e cricchenascono da spigoli vivi e raffreddamento rapido

Essendo amorfo ritira poco e in modo uniforme, quindi le tolleranze strette sono possibili — è uno dei pochi materiali di questa serie su cui chiederle ha senso.

Perché un pezzo in policarbonato si crepa se è così resistente?

Perché la sua resistenza all'urto è altissima ma crolla in presenza di un intaglio.

Uno spigolo vivo interno, un raggio troppo piccolo, un segno di lavorazione lasciato sulla cavità: ognuno di questi diventa il punto da cui parte una cricca sotto carico. Lo stesso pezzo, con un raggio in quel punto, regge senza problemi.

La regola pratica è raggiare tutto, e generosamente: almeno metà dello spessore di parete negli angoli interni. È la stessa regola valida per tutti i materiali, ma sul policarbonato la differenza tra rispettarla e no si misura in pezzi rotti.

Si aggiunge una seconda sensibilità: gli agenti chimici. Alcol, detergenti alcalini e alcuni solventi provocano cricche da tensocorrosione — il pezzo si spacca senza carico apparente, semplicemente perché era teso internamente e ha incontrato la sostanza sbagliata.

Quando conviene sceglierlo?

  • Quando serve trasparenza e il pezzo può prendere un colpo: caschi, schermi, calotte, protezioni macchina.
  • Quando serve resistenza al calore oltre i limiti di ABS e PP: regge oltre i 120 °C in continuo.
  • Su componenti elettrici: buon isolamento e gradi autoestinguenti disponibili.
  • Quando il pezzo va misurato: il ritiro basso e uniforme lo rende dimensionalmente affidabile.

Quando è la scelta sbagliata?

  • A contatto con solventi o detergenti aggressivi, senza aver verificato la compatibilità chimica.
  • Se serve resistenza all'abrasione: si riga con facilità, e su una superficie ottica un graffio è un difetto.
  • Se il budget è stretto e la trasparenza non serve: costa sensibilmente più di ABS e PP.
  • All'aperto senza protezione: ingiallisce, salvo gradi con protezione UV o coestrusi.

Cosa chiede allo stampo?

Temperature alte e uniformi. Uno stampo per policarbonato che lavora troppo freddo produce pezzi pieni di tensioni interne, che si vedono come iridescenze in luce polarizzata e si scoprono come cricche dopo qualche settimana in servizio.

Chiede anche sfiati generosi: la viscosità alta e la temperatura elevata rendono l'intrappolamento d'aria un problema concreto, con bruciature nel punto più lontano dall'iniezione.

Il dato nostro

Sui pezzi trasparenti la voce di costo che quasi nessuno mette in preventivo è la manutenzione della finitura. Una cavità lucidata a specchio per un pezzo ottico va mantenuta a specchio: basta un residuo strisciato per lasciare un segno che sul pezzo si vede, e la ripresa va programmata a cicli.

Sugli stampi per trasparenti che seguiamo, la ripresa della lucidatura è dentro il piano di manutenzione dal primo giorno, non un intervento che si chiama quando il cliente segnala. Il ragionamento è lo stesso di lucidatura e finitura superficiale.

Cosa serve per il preventivo?

Il grado — trasparente, colorato, ignifugo, resistente agli UV — la funzione ottica se c'è, le quote critiche e cosa toccherà il pezzo una volta in servizio. L'ultima domanda evita la sorpresa più cara di questo materiale: un pezzo perfetto che si crepa perché qualcuno lo pulisce con l'alcol.

Come si riducono le tensioni interne in un pezzo trasparente?

Le tensioni nascono quando il materiale solidifica mentre è ancora sotto sforzo, e su un pezzo trasparente si vedono in luce polarizzata come frange colorate. Non sono un difetto estetico: sono il punto da cui il pezzo si romperà.

Tre leve, tutte sul processo prima che sulla geometria. Stampo più caldo, perché il materiale solidifica più lentamente e ha tempo di rilassarsi. Mantenimento più lungo e più dolce, invece di una pressione alta e breve. Raffreddamento uniforme, perché una zona che solidifica prima blocca le altre in tensione.

Dove il pezzo è critico si aggiunge un ricottura in forno dopo lo stampaggio: costa un passaggio in più e toglie gran parte delle tensioni residue.

Policarbonato o PMMA?

Dipende da cosa deve sopportare il pezzo. Il PMMA è più limpido, più duro in superficie e costa meno, ma è fragile: si spacca all'urto. Il policarbonato regge colpi che romperebbero qualunque altro trasparente, ma si riga con facilità e teme più sostanze chimiche.

La regola pratica: PMMA se il pezzo si guarda, policarbonato se il pezzo si prende.

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Domande frequenti

Perché un pezzo in policarbonato si crepa se è quasi infrangibile?

Perché la sua resistenza all'urto è altissima ma crolla in presenza di un intaglio: uno spigolo vivo, un raggio troppo piccolo o un segno di lavorazione diventano il punto da cui parte la cricca. Lo stesso pezzo con un raggio adeguato in quel punto regge senza problemi.

Il policarbonato resiste ai detergenti?

Non a tutti, ed è la sorpresa più cara di questo materiale. Alcol, detergenti alcalini e alcuni solventi provocano tensocorrosione: il pezzo si spacca senza carico apparente perché era teso internamente. La compatibilità chimica va verificata prima di costruire lo stampo.

Perché il policarbonato va essiccato?

Perché assorbe umidità, e l'acqua a 300 °C spezza le catene polimeriche. Il pezzo esce con striature argentate e con una resistenza meccanica molto inferiore a quella dichiarata. Servono 3-4 ore a 120 °C prima di ogni lavorazione.

Meglio policarbonato o PMMA per un pezzo trasparente?

PMMA se conta la trasparenza pura e la resistenza al graffio, e il pezzo non prende colpi: è più limpido e più duro in superficie. Policarbonato se il pezzo può ricevere un urto: è molto meno fragile, al prezzo di una superficie che si riga più facilmente.

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Lorenzo Pivetta

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