Manutenzione preventiva degli stampi: cadenza e controlli
Il piano di manutenzione di uno stampo a iniezione in tre livelli: cosa si fa a ogni smontaggio, a soglia di cicli e alla revisione, con il registro e la conservazione a magazzino.
La manutenzione preventiva di uno stampo a iniezione si pianifica a cicli, non a calendario, e si fa su tre livelli: pulizia e controllo a ogni smontaggio, apertura completa a una soglia di cicli, revisione con sostituzione dei componenti a usura. La soglia la decide il materiale: da 10.000-20.000 cicli con caricati vetro o materiali corrosivi a 50.000-100.000 con materiali puliti.
Perché si conta in cicli e non in mesi?
Perché uno stampo si consuma quando lavora, non quando passa il tempo. Due stampi uguali, uno su tre turni e uno su un lotto al mese, fra una revisione e l'altra fanno numeri di chiusure che differiscono di dieci volte. Programmarli «ogni sei mesi» vuol dire aprire il primo troppo tardi e il secondo troppo presto.
Il contatore di cicli, meccanico sullo stampo o letto dalla pressa, è quindi il primo strumento della manutenzione. L'eccezione è la corrosione: quella lavora anche a stampo fermo, e per questo la conservazione a magazzino ha regole sue.
Quanto dura uno stampo dipende quasi tutto da questo: gli stampi che arrivano a quindici anni non sono costruiti diversamente da quelli che si fermano a cinque, hanno qualcuno che tiene il conto.
Cosa si controlla a ogni livello?
Il piano minimo che regge sulla gran parte degli stampi tecnici. Le soglie sono orientative e si correggono sul registro dopo le prime revisioni.
| Livello | Quando | Cosa si fa |
|---|---|---|
| Controllo | a ogni smontaggio o cambio produzione | pulizia di piani, figure e sfiati; controllo visivo delle superfici; prova degli estrattori; protettivo sull'acciaio |
| Apertura completa | 50.000-100.000 cicli, 10.000-20.000 con caricati o corrosivi | smontaggio delle piastre; pulizia degli sfiati in profondità; lubrificazione di guide, colonne, slitte ed estrattori; verifica delle molle; lavaggio e misura della portata dei circuiti |
| Revisione | a soglia, o ai primi segnali di usura | sostituzione preventiva di estrattori, boccole, molle e inserti a usura; ripresa dei piani di chiusura; ripresa della lucidatura; campionatura di controllo |
| Camera calda | a ogni apertura completa | resistenze, termocoppie, tenute degli ugelli; ricerca di perdite di materiale nel collettore |
I materiali che accorciano gli intervalli sono quelli che si riconoscono subito: la fibra di vetro abrade a ogni ciclo, soprattutto dove il materiale entra; PVC e gradi autoestinguenti liberano gas che aggrediscono l'acciaio; il POM lascia depositi negli sfiati. Su questi materiali la pulizia degli sfiati è la voce più importante del piano.
Perché i circuiti di raffreddamento vanno misurati?
Perché si ostruiscono lentamente e senza sintomi evidenti. Calcare e ruggine riducono la sezione dei canali; la portata può scendere del 20 o 30% e lo stampo lavora più caldo. Nessuno lo nota finché qualcuno non allunga il ciclo per tenere il pezzo in tolleranza, e da quel giorno ogni pezzo costa di più.
Il controllo è semplice: si misura la portata di ogni circuito e la si confronta con quella della campionatura. Se è calata, si lava con un decalcificante e si rimisura. Il raffreddamento vale dal 50 al 70% del tempo ciclo, ed è la voce che una manutenzione fatta male fa peggiorare senza che si veda.
Quali segnali dicono che la manutenzione è in ritardo?
Quattro, e compaiono quasi sempre in quest'ordine:
- Il ciclo si allunga perché bisogna rallentare per tenere il pezzo buono.
- Compaiono le [bave](/blog/bave-stampaggio-iniezione/) e crescono: il piano di chiusura non tiene più.
- Gli estrattori grippano o il pezzo resta attaccato e va staccato a mano.
- La superficie cambia: opaca dove era lucida, segnata dove era pulita. La lucidatura persa sui pezzi a vista è il difetto che il cliente finale nota per primo.
Arrivati al terzo segnale non si parla più di manutenzione preventiva ma di rigenerazione: si apre, si misura l'usura reale e si decide cosa si recupera.
Come si tiene il registro dello stampo?
Con tre colonne: data, cicli al contatore, cosa è stato fatto. Non serve un software; serve che esista e che viaggi con lo stampo. È la prima cosa che si perde quando cambia la persona che lo seguiva o quando lo stampo cambia fornitore, ed è l'unico modo per correggere le soglie con i dati invece che a sensazione.
Al registro si affiancano la lista dei componenti a usura con i loro codici e una scorta minima dei ricambi che si rompono più spesso: estrattori, molle, resistenze della camera calda. Un estrattore a scaffale costa pochi euro; un estrattore da ordinare con la pressa ferma costa giorni.
Chi la fa, e dove?
Chi usa lo stampo, perché è l'unico che lo vede lavorare. In Meccanica P&B l'officina sta a venti metri dalle presse di Barlassina: gli stampi che stampiamo hanno la manutenzione ordinaria compresa nel servizio, e gli interventi si fanno nelle finestre di cambio produzione, senza spedizioni. Lo facciamo anche su stampi costruiti da altri: si parte da una perizia, si ricostruisce la documentazione che manca e si imposta il piano da zero.
Domande frequenti
- Ogni quanti cicli va fatta la manutenzione di uno stampo?
Dipende dal materiale più che dallo stampo. Su materiali puliti come PP, PE o ABS non caricati l'apertura completa si fa ogni 50.000-100.000 cicli; su caricati vetro, PVC o materiali autoestinguenti, che abradono o corrodono, si scende a 10.000-20.000. La pulizia e il controllo visivo invece si fanno a ogni smontaggio, a prescindere dai cicli. La soglia giusta si corregge poi sul registro degli interventi.
- Cosa comprende la manutenzione preventiva di uno stampo?
Pulizia di piani, figure e sfiati; controllo e lubrificazione di guide, colonne, slitte ed estrattori; verifica di molle e componenti a usura; lavaggio e misura della portata dei circuiti di raffreddamento; controllo delle resistenze e delle termocoppie se c'è una camera calda. Alla revisione si aggiunge la sostituzione preventiva dei componenti a usura e, dove serve, la ripresa della lucidatura.
- Chi deve fare la manutenzione dello stampo, il proprietario o lo stampatore?
Chi lo usa, perché è l'unico che vede lo stampo lavorare. Il proprietario però deve pretendere il registro e decidere per iscritto chi paga cosa: di solito la manutenzione ordinaria è compresa nel prezzo pezzo e quella straordinaria si preventiva a parte. Il punto da evitare è lo stampo che nessuno considera suo da curare.
- Come si conserva uno stampo fermo in magazzino?
Si svuotano e si soffiano i circuiti di raffreddamento, si puliscono figure e piani, si protegge l'acciaio con un protettivo antiruggine e si conserva chiuso, in un ambiente asciutto. Va anche riaperto e controllato periodicamente. La corrosione lavora a pressa spenta: uno stampo messo via bagnato può rovinare una figura lucidata senza aver prodotto un pezzo.
- Quanto costa la manutenzione preventiva di uno stampo?
Meno di qualunque fermo imprevisto, perché si fa quando la pressa è ferma comunque, per un cambio produzione. Un intervento d'emergenza costa l'intervento più le ore di pressa ferma e, a volte, una consegna saltata. In Meccanica P&B la manutenzione ordinaria degli stampi che stampiamo è compresa nel servizio; su stampi esterni si preventiva dopo la perizia.
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