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Meccanica P&B
Stampi a iniezione

Camera calda o canale freddo: come si sceglie

Quando la camera calda si ripaga e quando è un costo in più: il conto della materozza, i materiali che non la tollerano e cosa si rompe quando si rompe.

La camera calda conviene quando il materiale buttato ogni ciclo con la materozza, moltiplicato per i pezzi dell'anno, supera il sovrapprezzo dello stampo. È un conto, non una preferenza, e si fa prima di disegnare il gruppo di iniezione: convertire un canale freddo in camera calda dopo costa più che averla messa subito.

Camera calda o canale freddo: cosa cambia davvero?

Cambiano tre cose — il materiale che si butta, il tempo ciclo e quello che succede quando qualcosa si ferma.

VoceCanale freddoCamera calda
MaterozzaSolidifica a ogni ciclo: dal 15 al 40% del peso iniettato, e su pezzi piccoli può pesare più del pezzoNessuna: il materiale resta fuso nel collettore
Sovrapprezzo stampoNessunoOrientativi 2.000-5.000 € a ugello, controllore compreso
Tempo cicloIl canale è la sezione più spessa: deve raffreddare anche lui1-3 secondi in meno su pezzi piccoli, di più con canali grossi
Riavvio dopo un fermoImmediatoIl collettore va portato in temperatura: 15-30 minuti
Cambio coloreSi spurga la vite e bastaSi spurga anche il collettore: più materiale e più tempo
ManutenzionePraticamente nullaUgelli, resistenze, termocoppie e tenute: sono ricambi
Punto di iniezioneMaterozza da staccare, spesso a manoPulito sul pezzo, senza operazione a valle

Sotto quale volume la camera calda non si ripaga?

Sotto le due-trecentomila stampate l'anno, quasi sempre. Il conto si fa così, e conviene farlo con i propri numeri invece che fidarsi di una regola:

  1. Peso della materozza per ciclo, in grammi. Su uno stampo a quattro cavità con canali da 6 mm sono facilmente 20-30 grammi.
  2. Per il prezzo al chilo del granulo. Un polipropilene sta intorno a 1,50-2 €/kg, un tecnopolimero caricato arriva a 4-6.
  3. Per i cicli all'anno.
  4. Meno il recupero: se il macinato rientra al 100% la materozza costa solo la rimacinatura; se il pezzo è a vista o a contatto alimentare non rientra affatto ed è materiale buttato.

Venticinque grammi di materozza, due euro al chilo, trecentomila cicli, macinato che non rientra: sono 15.000 euro l'anno di materiale, contro un sovrapprezzo di 10.000-20.000 euro per quattro ugelli. Si ripaga in poco più di un anno. Gli stessi venticinque grammi su trentamila cicli fanno 1.500 euro l'anno, e la camera calda non si ripaga mai.

Che materiali non vanno in camera calda?

Quelli che degradano stando fermi al caldo, perché in un collettore una parte del materiale ristagna sempre.

  • [POM](/blog/stampaggio-acetalica-pom-guida/) — si depolimerizza sopra i 230 °C e libera formaldeide. Si fa, ma solo con sistemi progettati senza zone morte, e non è il posto dove risparmiare sul fornitore del gruppo.
  • PVC rigido — libera acido cloridrico che aggredisce collettore e ugelli. Si sconsiglia.
  • Gradi autoestinguenti — i ritardanti di fiamma hanno finestre di processo strette e sono i primi a lasciare depositi.
  • Caricati vetro sopra il 30% — non degradano, ma abradono: gli ugelli diventano un consumabile, e vanno scelti con puntali riportati.

Sull'altro versante, ABS, PP, PE, PS, PA e PBT sono materiali da camera calda senza discussione, ed è li che sta la maggior parte delle applicazioni.

Cosa si rompe in una camera calda?

Resistenze, termocoppie e tenute del collettore, in quest'ordine di frequenza. Non è un difetto del sistema: sono componenti che lavorano a 250-300 °C per anni e hanno una vita. Quello che cambia il conto è il tempo di fermo, perché lo stampo va aperto e il collettore raffreddato prima di poterci mettere le mani.

I sintomi si leggono sul pezzo prima che sul controllore: un'impronta che si riempie prima delle altre, un filo di materiale a stampo aperto, punti neri che compaiono dopo ogni fermata. Sono i tre motivi per cui esiste una pagina apposta sulla manutenzione delle camere calde, e li facciamo anche su stampi che non abbiamo costruito noi.

Si può mettere una camera calda su uno stampo che ce l'ha già a canale freddo?

Raramente conviene. Il collettore chiede spessore nella piastra portastampo, i passaggi per le resistenze e per i cavi, il centraggio termico e uno spazio per la dilatazione che uno stampo nato freddo non ha previsto. Nella pratica si rifà il pacco superiore, che è metà stampo. È il motivo per cui questa decisione sta prima del disegno esecutivo e non dopo il primo lotto.

Una via di mezzo esiste ed è l'ugello singolo caldo su uno stampo a una o due cavità: si toglie la materozza principale, che è la parte più pesante, senza collettore e senza il resto. Costa una frazione e su certi pezzi risolve.

Cosa serve per decidere

  1. Pezzi all'anno, anche come intervallo: è il moltiplicatore che decide tutto.
  2. Materiale e grado, con il prezzo al chilo e se il macinato rientra.
  3. Il 3D del pezzo, per stimare il peso della materozza a canale freddo e il numero di cavità ragionevole.

Con quei tre dati il conto si fa in mezz'ora e la risposta è un numero, non un'opinione. La costruzione dello stampo parte dopo, non prima. Prima analisi tecnica entro 24 ore lavorative.

Domande frequenti

Quanto costa in più uno stampo con camera calda?

Orientativamente da 2.000 a 5.000 euro per ugello, controllore compreso, e il totale dipende più dal numero di punti di iniezione che dalla dimensione del pezzo. Su uno stampo a quattro cavità con un ugello per cavità si parla di 10.000-20.000 euro sopra il prezzo dello stesso stampo a canale freddo. La forbice e larga perché cambia molto fra un ugello a puntale aperto e uno a otturatore comandato, che costa di più e serve quando il punto di iniezione deve restare pulito o quando le cavità vanno aperte in sequenza.

Ogni quanto si rompe una camera calda?

I ricambi tipici sono resistenze, termocoppie e tenute del collettore, e hanno una vita di anni, non di mesi, se il gruppo lavora in temperatura e non viene spento e riacceso di continuo. Quello che pesa non è il ricambio ma il fermo: per intervenire lo stampo va tolto dalla pressa e il collettore raffreddato. I sintomi si vedono sul pezzo prima che sul controllore, e sono sempre gli stessi tre: un impronta che si riempie prima delle altre, un filo di materiale a stampo aperto, punti neri dopo ogni fermata.

Si può stampare il POM in camera calda?

Sì, ma con un sistema progettato per farlo. Il POM si depolimerizza sopra i 230 gradi e libera formaldeide, e in un collettore c e sempre una parte di materiale che ristagna: bastano una zona morta all'angolo di un canale o una zona di controllo tarata male perché compaiano strisce marroni sul pezzo e, alla lunga, corrosione dentro il gruppo. Servono canali senza spigoli vivi, volumi contenuti e controllo di temperatura per zona. Con l'acetalica non è il punto su cui risparmiare sul fornitore della camera calda.

La camera calda accorcia il tempo ciclo?

Di uno-tre secondi su un pezzo piccolo, e di più quando i canali sono grossi. Il motivo e semplice: a canale freddo la materozza e la sezione più spessa dello stampo e deve solidificare anche lei prima di poter aprire, quindi detta il tempo di raffreddamento anche quando il pezzo sarebbe già pronto. Tolta di mezzo, il ciclo lo decide il pezzo. Su serie molto lunghe quei due secondi valgono spesso quanto il materiale risparmiato.

Conviene una camera calda su uno stampo a una sola cavità?

Il collettore no, quasi mai. Un ugello singolo caldo invece si, in parecchi casi: elimina la materozza principale, che su uno stampo a una cavità e la parte più pesante di quello che si butta, e costa una frazione di un sistema completo perché non ha collettore ne piastra di distribuzione. E la via di mezzo che su pezzi medio-grandi in serie ripetitiva si ripaga in fretta, e che spesso non viene nemmeno proposta.

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